La La Land | Spoiler |

Chi lo sa, è forse l’inizio di qualcosa di nuovo e meraviglioso?
O solo un altro sogno che non posso realizzare?

Sogno.
Chiunque abbia recensito questo film prima di me, ne ha parlato. Della fatica che ci vuole per tenerne vivo uno, per non perdere la speranza, per trasformarlo in realtà.
Ma non è questa la tematica che a metà pellicola mi ha stretto le budella nello stomaco, annodandole fra loro fino a farle gemere, in quel crescendo di angoscia che accompagna ogni fotogramma fino alla fine. Perché è così, partiti i titoli di coda, si rimane inchiodati alla sedia, muti, con l’improvvisa voglia di scoppiare in lacrime.
Perché
La La Land non finisce bene, non nel senso tradizionale del termine. Eppure il traguardo è pienamente raggiunto, tutto ciò su cui verte conquista il suo esito finale. Cosa c’è che non va?
A seguito della lunga terapia che mi ci è voluta dopo essere uscita dal cinema, l’ho capito.

La La Land non ci parla di desideri, né delle mirabolanti peripezie in cui dobbiamo essere consci di incorrere per realizzarli. Ci parla di quello che implica averne, e ancor di più vivere per renderli reali. Un compromesso. Un enorme, radicale, ineludibile compromesso. E quello di Damien Chazelle è puro melodramma.

Prendiamo due giovani sognatori, una cameriera con il pallino per la recitazione e un timido squattrinato patito per il jazz. Entrambi incastrati in una condizione esistenziale che non li soddisfa, non li comprende e non li aiuta a evolversi. Lei colleziona provini interminabili, ogni volta scartata, ogni volta più demotivata. Lui dischi vintage, spartiti, feticci appartenuti a grandi musicisti che sogna di poter emulare, un giorno. Ma entrambe le passioni cozzano con la dura scorza della realtà: una scena già piena zeppa di aspiranti attori, una cultura musicale dimentica dei tempi d’oro e votata tutta alla continua metamorfosi. Per talenti come i loro c’è poco spazio, o, forse, poco interesse.

Finché qualcosa non cambia: una stella, improvvisa, traccia una scia nel buio della notte. L’incontro viene presentato in maniera casuale, ma è quello che mette in moto la macchina. Prima di tutto i due scoprono, con una sorta di stupore ed egoistico sollievo, di non essere i soli a fallire. Ma neanche a sperare. Condividono, per la prima volta senza riserbo, le proprie idee, aspirazioni, i progetti di vita. Se li appoggiano a vicenda. Almeno finché l’occasione per provare a concretizzarli non si presenta loro di fronte improvvisa, in tutta la sua sfacciata prepotenza. È noto al mondo che fin quando ci si limita a parlare non esistano freni alla fantasia, e al sostegno che si è disposti a concedersi. Ma quando una possibilità reale bussa alla porta, si è davvero pronti a lasciarla entrare?

Il problema in La La Land è: accettare che un grande sogno richieda un sacrifico, e che il sacrificio molte volte non sia meno importante del sogno stesso, o, magari, sia esso stesso un sogno. Se lavorare a un obiettivo porta via tempo ed energie fino a prima dedicate ad altro, le conseguenze diventano inevitabili. Amore o carriera, amore o carriera. Ecco il bivio più vecchio e scomodo del mondo. E una verità che non risparmia nessuno, nemmeno Mia e Sebastian.
Le liti e le delusioni partengono a un copione già scritto che chiunque si aspetta, giunto a fine primo tempo. La scena del bacio all’osservatorio astronomico non fa che preludervi implicitamente: attenzione, siamo al culmine, da un momento all’altro avrà inizio il tracollo. E così va. Non ci si può far nulla.

C’è chi si ostina a dire che i due non si siano mai amati, comunque. Che il loro stare insieme sia stata una farsa sin dall’inizio, un passare il tempo in compagnia di qualcuno che ci fa sentire meno perdenti, e che siamo disposti ad abbandonare, una volta che la dea bendata tende una mano su di noi.
Ma a me non piacciono le generalizzazioni. Non piacciono i perbenismi che ingabbiano i sentimenti in schemi rigidi, asettici, vuoti di qualsiasi umanità.

Una persona che ama non ne lascia andare via un’altra. Nemmeno se questo fa la sua felicità. È questo l’amore, per loro definizione? Oppure ancora, una persona che ama non se ne va, anche se l’altro glielo permette.
Mi piacerebbe vivere in un mondo in cui le emozioni hanno questa candida semplicità. Davvero, perché probabilmente riuscirei a guardare La La Land con il freddo cinismo che merita, tutt’al più scrivendone una recensione negativa. Eppure soffro, nonostante siano ormai più di sei volte che mi ci dedico. E perché tutti noi soffriamo, e non riusciamo proprio a esser contenti per Mia, che è diventata una star, o Seb, che ha aperto il suo sudatissimo pub? Perché non possiamo gioire o incazzarci semplicemente, senza troppe complicazioni? Perché ci sentiamo così in dovere di darci una risposta?
È questo il punto. Noi dobbiamo darcela. È il film che ce lo impone, è Chazelle, con il suo finale. Ci speravi, eh? Sembra dirti. Ci hai sperato. Ma dimmi, tu, che avresti fatto?
E l’angoscia di non riuscire a capirlo mi fa sempre vuotare le sacche lacrimali.

Voglio specificare la mia, comunque, prima di chiudere lasciando la questione in sospeso. Io credo che Mia e Sebastian siano stati fondamentali l’uno per l’altra. Non soltanto dei comodi appoggi momentanei. Io credo che la bellezza del loro ultimo sguardo stia nella consapevolezza di una cosa importante: che entrambi, alla fine, sono la ragione per cui ce l’hanno fatta.
Se Sebastian non avesse pensato a lei, non avrebbe accettato una proposta poco allettante, ma che lo avrebbe economicamente aiutato a realizzare, in futuro, il proprio progetto; se Mia non avesse conosciuto Sebastian, non avrebbe probabilmente trovato il coraggio di credere nelle proprie capacità, recitative quanto creative, e mettere in scena uno spettacolo originale, per poi tornare indietro, dopo il flop che ne segue, concedendo l’ultima chance a quel mondo irraggiungibile. Infine, se non si fossero separati, non avrebbero fatto strada.
A me importa questo. Più delle illazioni sul come e quanto abbiamo lottato per restare insieme. Importa che, alla fine, nonostante il lieto fine lo abbiano raggiunto per metà, quella metà sia stata resa possibile solo grazie all’altra di scarto. Come in tutte le storie oneste.

 

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City of Stars
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2 pensieri su “La La Land | Spoiler |

  1. Daria ha detto:

    Salto di qua, dopo aver letto il tuo commento di là: non dovrei essere qui – non dovrei proprio essere su internet – e d’altronde ho lasciato andare il blog diversi mesi fa con un obiettivo ben preciso (laurearmi), ma il tuo commento mi ha chiamata. E io arrivo e trovo questo.
    Voglio dirti che ho guardato La La Land un certo numero di volte dall’anno scorso, e ogni volta ho pianto, quindi ti capisco bene. E voglio dirti che, proprio per La La Land, ho avuto con una cara amica una discussione da cui credo non ci siamo ancora riprese del tutto, perché ci ha mostrato l’una dell’altra una differenza sostanziale nel modo di ragionare.
    Lei è di quelli che l’hanno odiato perché Mia si è solo approfittata del suo sostegno per poi lasciarlo appena ne ha avuto l’occasione – e di conseguenza non l’ha mai amato: se avesse voluto, diceva, avrebbe trovato un modo per restare con lui.
    Io sono invece convinta che siano uno essenziale all’altra in un momento preciso, ma che poi per realizzarsi debbano lasciarsi andare. Non può essere altrimenti. Non si tratta solo della carriera di Mia, del suo trasferirsi a Parigi e lasciarlo indietro. Sono convinta che soprattutto Sebastian non avrebbe potuto aprire il suo locale con lei accanto: è una di quelle persone che hanno bisogno di contare solo su se stesse, di stare da sole, per dedicarsi a un obiettivo. Non a caso nel momento in cui si innamora di lei viene distratto dal proprio sogno e si piega a un lavoro che non vuole – senza peraltro che lei gli chieda nulla (anche se, mi ci fai riflettere tu ora, quel lavoro che non vuole è un modo per guadagnare i soldi che gli serviranno a raggiungere il suo obiettivo).
    E’ in qualche modo straziante, e malinconico, ma estremamente reale. E’ questo a renderlo magico, sognante e allo stesso tempo così contemporaneo: in un musical di altri tempi i protagonisti avrebbero rinunciato a tutto per amore, e ciò ci avrebbe fatto sognare, ma non ci avrebbe parlato di noi. La magia del loro amore – e credo sia ciò che ci fa piangere tanto – è riconoscere che esso è parte essenziale della loro vita, ma è altrettanto importante realizzarsi come esseri umani, indipendenti l’uno dall’altra.
    Peraltro, la scorsa settimana ho guardato Whiplash. Se non l’hai ancora visto, fallo, perché troverai in nuce alcune cose che si sviluppano in La La Land, e penso possa essere una prosecuzione interessante delle tue riflessioni su Chazelle.
    A presto!

    Piace a 1 persona

    • valentinariva93 ha detto:

      Ti ringrazio per essere passata togliendo tempo alla tesi, scoglio che devo superare anch’io e che anch’io ogni tanto metto da parte per divagare, come sai!
      La parte del commento in cui dici: “in un musical di altri tempi i protagonisti avrebbero rinunciato a tutto per amore, e ciò ci avrebbe fatto sognare, ma non ci avrebbe parlato di noi.” è verissima, non avevo pensato a questo confronto con il passato, ma in fondo forse proprio qui sta l’originalità di La La Land rispetto ai modelli che più o meno esplicitamente richiama nel corso della pellicola.
      Whiplash non l’ho visto ma molte persone me lo consigliano, per cui conto di rimediare al più presto, sfoltita un po’ la to-do list!
      Spero vada tutto bene con la laurea e aspetterò insieme alle altre persone il tuo ritorno sul blog, che, si sa, è migliore quando ha pochi articoli ma buoni, piuttosto che numerosi e all’acqua di rose.
      A presto 🙂

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